
I disturbi muscoloscheletrici rappresentano, di gran lunga, la più comune causa di malattia professionale in Italia e in Europa e la loro diffusione, sebbene con caratteristiche e gravità diverse, si estende a qualunque settore lavorativo e mansione.
In generale, le affezioni delle strutture osteoarticolari, muscolo-tendinee e nervo-vascolari sono tra le principali cause di lunghe assenze dal lavoro e tutto questo ha effetti, oltre che, evidentemente, sulla salute dei lavoratori, anche sull’economia delle imprese e sulla società nel suo complesso.
I disturbi più comuni
I disturbi più comuni denunciati sono:
- le lombalgie, determinate essenzialmente da attività manuali di movimentazione dei carichi;
- i dolori agli arti superiori, per lo più generati dall’esecuzione di compiti leggeri ma ripetitivi o svolti con posture forzate.
Purtroppo, i loro esiti non sono sempre reversibili e, al contrario, possono dar luogo a condizioni mediche gravi, tanto da generare invalidità permanente. Tra l’altro, i dati relativi all’emersione dei disturbi muscoloscheletrici agli arti inferiori, principalmente generati da posture erette, forzate e/o dal camminare, sono ancora incompleti e nel futuro si potrà assistere ad un incremento delle denunce a carico di questi distretti.
La definizione di carico
Il legislatore non fornisce una definizione di “carico” ed un’interpretazione estensiva di tale concetto porterebbe ricomprendere nel campo di applicazione del Titolo VI anche azioni di movimentazione di oggetti molto leggeri (anche di pochi grammi).
Come discrimine, in genere, viene utilizzato il peso di riferimento di 3 kg, la cui movimentazione viene ritenuta essere sicura per la protezione della popolazione lavorativa dai rischi dorso-lombari e, difatti, costituisce, come vedremo, il limite inferiore del peso del carico per procedere ad una valutazione mediante la norma tecnica ISO 11228-1.
Tuttavia, l’inciso “in particolare” impiegato dal legislatore con riferimento a patologie dorso-lombari, obbliga il tecnico ad allargare la propria valutazione anche a quei pesi che, pur di valore inferiore a 3 kg, potrebbero, per esempio a causa di un’elevata frequenza di movimentazione, essere origine di altre patologie, purché rientranti nella definizione di “carico”.